
A Egidio Martini il "Veneziano dell'Anno"
Sarà consegnato a Egidio Martini - il prossimo 15 gennaio, alle 10.30, al Teatro La Fenice - il Premio "Veneziano dell'anno 2005" promosso come consuetudine dall'Associazione Settemari . Assai eloquente la motivazione del riconoscimento: "Per la sua feconda opera di restauratore, intrapresa dopo una importante attività pittorica e assurta a livelli di eccellenza riconosciuti in tutto il mondo. Accompagnata da una vasta produzione di saggi critici e monografie sulla pittura veneta e suggellata con la donazione - nel segno di un mecenatismo da tempo dimenticato - di una imponente raccolta di oltre 260 dipinti dal XV al XIX secolo frutto del suo amoroso e attento collezionismo, ora esposti in permanenza nel museo civico di Ca' Rezzonico. Figlio d'arte, Egidio Martini negli anni giovanili è stato un apprezzato pittore, attività che ha probabilmente contribuito all'avvio - fin dal 1944, sotto la guida del restauratore Gino Calore - di quella che è diventata per lunghi decenni la sua principale specializzazione.
Il Premio
"Ringrazio il sindaco anche se non è venuto". Non smentisce dunque la sua fama di caratteraccio Egidio Martini, neppure il giorno in cui gli viene attribuito dall'associazione Settemari il Premio "Veneziano dell'Anno 2005". Lo dice in dialetto suscitando l'ilarità del Prefetto e del Questore, insieme a quella delle numerose autorità civili e militari; presenti, anche, a festeggiarlo, molti dei premiati nelle precedenti 26 edizioni, compreso il primo, in ordine di tempo, Giorgio Crovato (1978) e l'ultima, a passare il testimone, Carla Poli. "Per la sua intensa opera di restauratore, accompagnata da una vasta produzione di saggi critici e monografie sulla pittura veneta e suggellata con la donazione di un'imponente raccolta di oltre 260 dipinti a Ca' Rezzonico." È scritto così nella pergamena che gli viene consegnata dal presidente dell'associazione Pierluigi Borella mentre spetta a Alfredo Borsato, storico socio fondatore, tessere l'elogio "dell'uomo schietto legato alle persone semplici " ed esaltarne la sua generosità verso Venezia. "Il collezionismo è una malattia riconosciuta - esordisce Giandomenico Romanelli, direttore dei Musei Civici - di cui Martini ha goduto e sofferto, mettendo insieme la sua raccolta, con piacere soggettivo e individuale, ma conforme a un criterio oggettivo che gli ha fatto prediligere il Seicento e il Settecento veneziani. Una raccolta viva, quindi mutabile, finché è stata privata, ma che, dopo la donazione ha assunto i caratteri della permanenza, a beneficio del pubblico e degli studiosi". "Ma chi è Egidio Martini, un industriale? Mi chiede spesso chi visita la sua collezione a Ca' Rezzonico, stupito che una raccolta così numerosa e di qualità sia stata messa insieme da una persona non ricca." Lo riferisce Filippo Pedrocco, curatore di questo museo, il quale sottolinea anche il coraggio di Martini nello scoprire autori come Ricci, Fontebasso, Zais e Marini, ingiustamente sottovalutati. "Quanto alle motivazioni del suo gesto generoso, non c'è dubbio che la principale è l'amore per Venezia."
Lidia Panzeri
Al restauratore Egidio Martini il Veneziano dell'anno 2005
Egidio Martini, noto in città come restauratore di opere d'arte - riceverà il prossimo 15 gennaio, alle 10.30, al Teatro La Fenice - il Premio "Veneziano dell'anno 2005", un premio promosso dall'Associazione Settemari. Assai eloquente la motivazione del riconoscimento: "Per la sua feconda opera di restauratore, intrapresa dopo una importante attività pittorica e assurta a livelli di eccellenza riconosciuti in tutto il mondo. Accompagnata da una vasta produzione di saggi critici e monografie sulla pittura veneta e suggellata con la donazione - nel segno di un mecenatismo da tempo dimenticato - di una imponente raccolta di oltre 260 dipinti dal XV al XIX secolo frutto del suo amoroso e attento collezionismo, ora esposti in permanenza nel museo civico di Ca' Rezzonico. Figlio d'arte, Egidio Martini negli anni giovanili è stato un apprezzato pittore, attività che ha probabilmente contribuito all'avvio - fin dal 1944, sotto la guida del restauratore Gino Calore - di quella che è diventata per lunghi decenni la sua principale specializzazione.
Egidio Martini riceve dall'associazione Settemari il Premio Veneziano dell'Anno 2005.
Ha donato 260 opere d'arte alla città
"Ringrazio il sindaco anche se non è venuto". Così ha esordito Egidio Martini nel giorno in cui gli viene attribuito dall'Associazione Settemari il Premio "Veneziano dell'Anno 2005". Lo dice in dialetto, e forse si sarebbe potuto risparmiare...ma chi lo conosce bene sa che qualcosa di vero nelle sue parole merita di essere ascoltato. Una grande festa fatta assieme ai molti dei premiati nelle precedenti 26 edizioni, compreso il primo, in ordine di tempo, Giorgio Crovato (1978) e l'ultima, a passare il testimone, Carla Poli. "Per la sua intensa opera di restauratore, accompagnata da una vasta produzione di saggi critici e monografie sulla pittura veneta e suggellata con la donazione di un'imponente raccolta di oltre 260 dipinti a Ca' Rezzonico." È scritto così nella pergamena che gli viene consegnata dal presidente dell'associazione Pierluigi Borella mentre spetta a Alfredo Borsato, storico socio fondatore, tessere l'elogio "dell'uomo schietto legato alle persone semplici " ed esaltarne la sua generosità verso Venezia. "Il collezionismo è una malattia riconosciuta - esordisce Giandomenico Romanelli, direttore dei Musei Civici - di cui Martini ha goduto e sofferto, mettendo insieme la sua raccolta, con piacere soggettivo e individuale, ma conforme a un criterio oggettivo che gli ha fatto prediligere il Seicento e il Settecento veneziani. Una raccolta viva, quindi mutabile, finché è stata privata, ma che, dopo la donazione ha assunto i caratteri della permanenza, a beneficio del pubblico e degli studiosi". "Ma chi è Egidio Martini, un industriale? Un ricco che può permettersi di regalare tante opere preziose ad una città?" "Mi chiede spesso chi visita la sua collezione a Ca' Rezzonico, stupito che una raccolta così numerosa e di qualità sia stata messa insieme da una persona non ricca." Lo precisa Filippo Pedrocco, curatore del Rezzonico, il quale mette in evidenza la grande capacità e fiuto di Martini nello scoprire autori come Ricci, Fontebasso, Zais e Marini, ingiustamente sottovalutati ed ora invece esposti al pubblico al piano del museo. "Quanto alle motivazioni del suo gesto generoso, non c'è dubbio che la principale è l'amore per Venezia." E crediamo comunque che il gesto di Martini sia proverbiale in quanto molti in questi tempi preferiscono tenersele le opere d'arte o seguono i veneziani che vanno a vivere in altre città. "Le donazioni avvengono solo se non ci sono più eredi...", ci bisbiglia Marco Venturini dall'Aglio, gallerista lombardo con origini veneziane.

Pittore, decoratore, studioso e restauratore di dipinti antichi, ha ottenuto grandi risultati in tutto il mondo, culminati con il riconoscimento di una laurea "honoris causa". Ecco un breve profilo di Egidio Martini, vincitore del premio "Veneziano dell'Anno" 2005. Giunto alla 27esima edizione, il premio è patrocinato dall'Associazione Settemari, in collaborazione con la Cassa di Risparmio di Venezia. La scelta di Martini è avvenuta all'unanimità, con questa motivazione: " Per la sua feconda opera di restauratore, intrapresa dopo un'importante attività pittorica e assurta a livelli di eccellenza riconosciuti in tutto il mondo, accompagnata da una vasta produzione di saggi critici e monografie sulla pittura veneta e suggelata con la donazione, nel segno di un mecenatismo da tempo dimenticato, di un'imponente raccolta di oltre 260 dipinti dal XV° al XIX° secolo frutto del suo amoroso e attento collezionismo, ora esposti in permanenza nel civico museo veneziano di Cà Rezzonico". Oltre a questo, Martini viene descritto come un uomo caparbio, controcorrente. "Ha realizzato testi fondamentali per comprendere la pittura del 6-700, soffermandosi in particolare su quei pittori considerati - a torto - di secondo piano. Si è spesso scontrato con gli accademici, difendendo le sue battaglie a spada tratta e vincendole" ha detto Bruno Rocco Berti, nipote del Martini e curatore della sua pinacoteca. "A 87 anni va ancora in studio dalle 8 del mattino alle 8 di sera." ha aggiunto "Perché per lui il lavoro è una gioia, non una fatica". Il premio sarà consegnato ufficialmente domenica 15 gennaio, in una cerimonia che sarà di scena nelle sale apollinee del Gran Teatro La Fenice.
Signore e Signori, nel porgere i saluti della Associazione Settemari, del suo presidente Pierluigi Borella e del consiglio direttivo, mi accingo nella mia qualità di socio fondatore e Presidente Onorario che coordina il comitato promotore a dare inizio alla cerimonia di conferimento del titolo di “Veneziano dell’anno” che giunge con questa alla sua ventisettesima edizione.
Certo di esprimere oltre ai sentimenti del nostro comitato anche il pensiero di quanti ci conoscono e ci sono vicini, desidero ringraziare coloro che il medesimo riconoscimento avevano ottenuto negli anni precedenti e che oggi sono qui con noi in questa sala Maria Francesca Tiepolo, Barbara di Valmarana, Carla Poli, Giancarlo Ligabue, Palmiro Fongher, Bruno Tosi, Piero Rosa Salva, Giorgio Crovato.








Appare doveroso rivolgere la nostra riconoscenza per la preziosa ospitalità e disponibilità offerteci dal Sindaco Massimo Cacciari e da G. Paolo Vianello, sovrintendente che ci hanno consentito di tenere l’odierna manifestazione nella “splendidezza” del nostro meraviglioso teatro che, nel segno del suo nome, abbiamo potuto ritrovare com’era e dov’era.
Ventotto anni sono trascorsi da quella lontana sera del 14 luglio 1977 quando i soci fondatori formalizzarono la nascita della libera, autonoma, apolitica e apartitica “Associazione Settemari” che si poneva come primo e fondamentale obiettivo la conservazione del modo di vivere delle genti lagunari ed il perpetuarsi della Venezianità.
Chiamando Settemari l’Associazione si era inteso in primo luogo evocare le “atrianorum paludes quae septem maria appellantur”, ricordando il percorso acqueo che si dipanava fra lagune, paludi e delta fluviali descritto nel settimo secolo da Cassiodoro nella sua epistola ai tribuni marittimi, ma anche richiamare l’espressione “navigar i sette mari” che nei tempi andati veniva comunemente riferita al popolo delle lagune venete, in riconoscimento della sua millenaria vocazione marittima.
Nel suo percorso di vita la nostra associazione ha sempre voluto essere presente, seppure con umiltà e discrezione, nei fatti e nella vita della nostra città, offrendo un proprio modesto ma significativo contributo nel mondo della tradizione, della cultura e dello sport, promovendo dibattiti, iniziative editoriali ed espositive volti a stimolare l’interesse e l’attenzione generali verso aspetti affatto secondari della nostra civiltà, dalle isole abbandonate alla catalogazione organica di quel patrimonio unico al mondo per storia e ricchezza di tipologie costituito dalle imbarcazioni lagunari, dalla cantieristica minore che annovera gli ultimi maestri d’ascia eredi di una civiltà del lavoro millenaria, non trascurando i plurisecolari rapporti di reciproco affetto, rispetto ed interesse fra le Venezia Storica ed il suo antico retroterra montano.
Nell’ambito delle attività sociali, principale è sempre stata quella di esercitare e diffondere la voga alla Veneta, nella consapevolezza che tale esercizio fisico risultava e, fortunatamente risulta ancora essere la fondamentale espressione di una tipicità che, ci auguriamo, non debba mai tramontare.
Oggi, con un felicemente avvenuto ricambio generazionale, l’Associazione Settemari vede numerosi tra i suoi cento soci che, indifferenti alla prepotenza del moto ondoso, autentico flagello della laguna, dedicano ampio tempo all’esercizio della voga e alle regate.
l sodalizio dunque si avvia a compiere i ventinove anni di vita, mentre il “Veneziano dell’anno” giunge con questa di oggi, alla sua ventisettesima edizione.
Nel giugno dell’anno 1978, patrocinata dalla Settemari con il contributo finanziario di alcuni Soci, fu realizzata presso la scuola grande di san Teodoro a Venezia, in campo san Salvador la mostra documentaria “isole abbandonate della laguna”, ideata, curata dai nostri allora giovanissimi soci i gemelli Giorgio e Maurizio Crovato autori anche del volume complementare: “ISOLE ABBANDONATE DELLA LAGUNA COME ERANO E COME SONO”.
La rassegna riscosse un rilevante successo e una sensibilizzazione non solo locale e la stampa nazionale ed europea dimostrò vivo interesse al problema del degrado ambientale conseguente all’abbandono dell’arcipelago lagunare, generando altresì numerosi studi, tesi di laurea e seminari sull’argomento.
Fu a seguito del grande successo di questa nostra prima iniziativa che, nel corso di una serata festosa a fine stagione, nel mese di novembre, esprimendo il nostro apprezzamento ai gemelli Crovato donando a loro una medaglietta d’oro con l’immancabile nostro leone di San Marco, ebbi allora a dire: "voi siete certamente i veneziani più famosi dell’anno che si sta concludendo, siete perciò i primi di una serie di cittadini o istituzioni eccellenti che ogni anno andremo a indicare come “veneziani dell’anno”. Fu così che nacque, quasi per caso, il premio “Veneziano dell’anno”.
Non posso qui esimermi, ricordando il lavoro svolto per attuare e ottimizzare l’iniziativa nel corso di tutti questi ventisette anni, di ringraziare sopratutto il socio fondatore Galliano Lucchini, instancabile e assiduo interprete di ogni esigenza organizzativa, vera anima del nostro comitato.
Consapevoli di non dover nulla a nessuno e nemmeno di concorrere a qualche ipotetica “captatio benevolentiae”, in queste ventisette edizioni il Comitato ha sempre assunto le decisioni in libera autonomia, ponendo una decisa attenzione agli accadimenti che si sono succeduti nei “diversi momenti” della vita della nostra città, ritenendo proprio per le nostre peculiari caratteristiche di “non allineamento” di poter essere, in qualche modo gli interpreti e i portatori del pensiero di larga parte della società civile, ed è su questo presupposto che la scelta del designato è sempre stata fatta all’unanimità.
Più volte in occasione del conferimento del titolo di “Veneziano dell’anno” è stato ricordato come le persone designate dal 1978 a oggi siano sempre state una vicina all’altra, quasi legate da un “fil rouge” o comune denominatore, individuabili nelle pur diverse motivazioni, sempre legate allo spirito e agli ideali dei fondatori, che avevano posto come pilastro del sodalizio la difesa “dell’essere” o del “sentirsi” Veneziani.
Nella nostra logica quindi essere Veneziani non è una specie di merito civile acquisibile semplicemente attraverso l’anagrafe. E’ prima di tutto un modo di essere: è uno stato d’animo.
I Veneziani autentici, nello spirito ereditato dalla antica Serenissima alla quale ci siamo sempre richiamati, sono quelli che nella vita comunitaria operano con rispetto, con amore, per il bene della intera “civitas” ed è su questi valori che ci siamo sempre orientati nell'attribuire il riconoscimento ed il significato squisitamente morale che lo stesso comporta.
Conferendo il titolo di “Veneziano dell’anno” a Egidio Martini, abbiamo ritenuto di onorare non solo il cittadino illustre e generoso, ma anche l’uomo schietto legato alle persone semplici che appartiene a una Venezia che purtroppo sta scomparendo, l’uomo che nel silenzio del suo studio dialoga con i grandi artisti del passato, l’uomo che sa riconoscere e amare la bellezza, l’uomo che soprattutto ama profondamente la città dove è nato e dove è sempre vissuto: la sua Venezia, la nostra Venezia.
ALFREDO BORSATO















