Da
una decina d'anni si rinnova un gemellaggio che vede i Soci del Club
Vogatori Pavesi partecipare alla Vogalonga sulle barche dell'Associazione
Settemari, e porta successivamente noi Veneziani in trasferta in occasione
di manifestazioni organizzate sul fiume Ticino. Da questa tradizione è
nata l'idea di preparare la Vogalonga 2006 compiendo, nella settimana
immediatamente precedente, il raid Pavia - Venezia con equipaggio misto di
Veneziani e Pavesi a bordo della Diesona (il nostro gondolone da
rappresentanza a dieci remi).
Dopo
i facili entusiasmi invernali, al caldo della sede di Rio Terà Barba
Frutariol e davanti ad un bicchiere di vino, quando sembrava che non una,
ma due, tre, dieci, sarebbero state le barche da trasportare a Pavia per
accontentare tutti i Soci interessati, la partenza è stata in dubbio fino
all'ultimo. Tutti erano presi dai soliti improrogabili impegni, non erano
abbastanza preparati per l'impresa, nutrivano dubbi sull'efficacia di un
equipaggio privo di affiatamento e proveniente da ambienti e tradizioni
così diverse. Tant'è..., alla fine a sbarcare dal T.I.R. la Diesona e a
vararla nel Ticino si era ritrovato il gruppetto dei soliti, con poco
allenamento ma con l'esperienza di tanti e tanti chilometri vogati
insieme, e soprattutto una grande voglia di godersela tutta fino in fondo,
quest'avventura. È la sera di venerdi 26 maggio e la Diesona sfoggia i
suoi sedici metri di rovere tirati a lustro ormeggiata alla sede
galleggiante del Club Vogatori Pavesi.
È
stata costruita venticinque anni fa, e non potrebbe festeggiare la
ricorrenza in maniera migliore. Noi siamo lì a mostrarla con orgoglio ad
appassionati e curiosi, a raccontare di Nino Giuponi che l'ha costruita,
ad alternarci ai remi in piccole uscite con i futuri compagni di raid e
con chiunque voglia provarla. Alle 21.00 il barcone si popola per la prima
delle serate a tema "Quattro chiacchiere sul fiume", un ciclo di
conferenze sugli aspetti sportivi, tradizionali e culturali dell'antico
rapporto tra Pavia e il Ticino. Il primo tema è: "Il rapporto con i
Veneziani - voga alla veneta - incontro con vogatori Veneziani e Pavesi".
Una
giornalista che fa da moderatrice introduce il nostro intervento, siamo il
piatto forte della serata e non lo sapevamo! C'è un clima di simpatico
campanilismo: ci viene regalato un gran pavese per la Diesona, a simbolica
restituzione delle casacche tolte ai Veneziani sconfitti sul Po da Pasino
degli Eustachi nel 1431, divise che furono secondo la tradizione
inalberate in segno di giubilo a formare il primo "gran pavese"; arzilli
signori pancia in dentro e petto in fuori, vecchie glorie del remo, sono
pronti a parlare di tecnica e di quando nel ...antacinque e nel ...antasei
nei campionati italiani di veneta le hanno suonate ai veneziani. Di là del
fiume si vedono le sedi della gloriose Canottieri Ticino e Canottieri
Colombo, entrambe fondate più di un secolo fa. Non siamo preparati, che
dire?
L'Associazione
Settemari non può vantare un passato agonistico, noi voghiamo con passione
nei canali della nostra laguna come facevano i nostri padri e i nostri
nonni, amiamo le nostre barche e le nostre radici, cerchiamo di mantenere
le tradizioni legate alla civiltà dell'acqua, siamo contro il moto ondoso
che ha distrutto le barene, facciamo il teatro in dialetto, organizziamo i
corsi di merletto, la regata di Carnevale, tante altre cose. Qui questa
sera tra noi c'è Renato, figlio di Nane "Boci" forte regatante e "fitabatele"
che è arrivato ad avere sessanta barche in canale, comprese peate e barche
da regata, e c'è anche Giamberto, il poppiere della Diesona, che ha più di
settant'anni ed era, con suo padre, gondoliere di casada della principessa
Aspasia di Grecia. Giamberto racconta dei personaggi che ha portato in
gondola, dei cagnetti di Peggy Guggenheim che gli andavano tra i piedi
finché vogava...chissà se interessa ai Pavesi? Interessa e come! Amano il
fiume come noi amiamo la laguna!
Tutti
vogliono parlare, e non solo di regate: si racconta della natura del
Ticino, delle domeniche a fare il bagno sulle spiagge di sabbia bianca e
delle piene che sommergono il Borgo Basso, della navigazione fluviale che
è finita e dei lavori umili che per secoli hanno dato da vivere alle
famiglie di pescatori, traghettatori e lavandaie, cavatori di sabbia e
ghiaia, raccoglitori di "cogoli" (ciottoli bianchi di quarzite utilizzati
anche dalle vetrerie di Murano) e di "lisca" per impagliare le sedie, di
ghiande, funghi, canne, rami di salice per costruire i cesti, persino
cavatori d'oro. Si lamentano dell'inquinamento e dell'ormai cronica
carenza di acqua del fiume, dove è sempre più difficile vogare con il
barcé, la tipica imbarcazione un tempo di legno, ora di alluminio, dotata
di scalmi troppo alti per le nostre abitudini. Ma soprattutto sentiamo
forte l'attesa per questo raid, la Pavia - Venezia a bordo di una delle
più belle barche Veneziane.
 
Un percorso classico attraverso Ticino, Po e Idrovia Veneta che alcuni dei
presenti ricordano come la loro laurea di vogatore, impresa compiuta
magari in un tempo lontano, emozione grandissima nel vedere il campanile
di San Marco alla conclusione della lunga fatica. Sabato mattina in punto,
partiamo! |
No, un attimo, un noto avvocato che aspetta sulla riva
dall'alba ci prega di fargli provare a vogare in poppa alla Diesona per
qualche centinaio di metri in cambio di due casse di Bonarda! Partiamo. Per
la Settemari vogano Giamberto e Gabriella Siebezzi, Piero Tapetto, Antonella
Mainardi, Sergio Bagarotto, Luisa Vianello e Renato Magagnato, per Pavia
Marco Allegretti, Angelo Bricchi, Giorgio Bovina, Franco Radici e Giuseppe
Tarlarini. Per qualche tappa sono attesi Giovanni Caniato, Alfredo Zambon,
Carlo Dedy e Lorenzo Nettuno. Ci aspettano circa 400 chilometri da
percorrere in cinque giorni lungo Ticino, Po e Idrovia Veneta fino a
Chioggia con tappe a Isola Serafini, Casalmaggiore, San Benedetto Po,
Ferrara, più i trenta chilometri di laguna da Chioggia a Venezia, il tutto
in condizioni climatiche abbastanza difficili per la pioggia e il forte
vento contrario che riducono il grande vantaggio della corrente a favore.
Ci
accorgiamo subito che il nostro programma è ambizioso: i primi cinque giorni
li viviamo interamente sul Po, bisogna fare strada (cento chilometri il
primo giorno) abbandonando ogni velleità turistica di visita a paesi e città
rivieraschi. Dopo il primo tratto, percorso in vista delle ridenti colline
dell'Oltrepò Pavese, il grande fiume può risultare monotono, con le sue
lunghissime distanze, le grandi anse che non finiscono mai e che bisogna
affrontare con grande pazienza, remata dopo remata, imparando a memoria
persino le venature del legno del pezzo di barca che si ha davanti e
attendendo il prossimo segnale che indichi il camino percorso: un campanile,
un ponte, una casa galleggiante.
Ma per noi è sorpresa e avventura continua
mentre maciniamo chilometri in armonia e allegria, godendoci tutto ciò che
il paesaggio e la natura ci offrono: corrente, sole, pioggia, vento,
temporali, caldo e freddo, tramonti e vasti panorami, spiagge e voli di
aironi, filari di alberi, imponenti centrali idroelettriche e punte di
campanili in lontananza, le tracce delle piene passate e la vastità del
delta. Il tutto in estrema solitudine, incontrando solo qualche pescatore e
qualche barca da lavoro, in totale e paradisiaca assenza di moto ondoso.
Siamo stupiti anche della crescente armonia del gruppo, vero valore in più
di questo viaggio. Non ci sono campioni in barca, ci si conosce a poco a
poco, la fatica è molta ma tutti danno il massimo delle loro possibilità, e
nasce l'amicizia. Il raid è occasione di scambio di conoscenze ed
impressioni da parte di persone appassionate, amanti della natura e della
voga alla veneta, provenienti dall'esperienza di ambienti molto diversi come
la laguna e il fiume. Il calore della prima serata a Pavia si mantiene e si
accresce fino all'arrivo a Venezia. Il merito è sicuramente anche della Diesona, della cui veloce eleganza siamo molto orgogliosi.
La domenica ci
affianchiamo per un giorno alla rombante Pavia-Venezia di motonautica,
approfittando delle gru che assistono la competizione per scavalcare, con
qualche apprensione, i dieci metri di dislivello della conca di Isola
Serafini, altrimenti inagibile per l'abbassamento del livello delle acque e
del letto del fiume, depredato di sabbia e ghiaia.
Dopo Cremona brindiamo
nientemeno che con i piloti di un idrovolante ammarato appositamente in
mezzo al Po per vederci da vicino. Le Società di Canottaggio presenti lungo
il percorso accolgono la Diesona con entusiasmo. Grazie, amici di Canottieri
Vittorino da Feltre di Piacenza, Canottieri Ongina, Canottieri Cremona,
Canottieri Revere, Canottieri Ferrara!
Grazie per l'ospitalità, per il tempo
che ci avete dedicato e per averci parlato del fiume e delle Vostre
attività; ci vedremo alla Vogalonga! Su un argine vicino a Contarina
sostiamo affamati e assetati ma il ristorante che ci aspettavamo è chiuso:
un entusiasta amante di Venezia vede il gondolone e ci presta il suo
motofurgoncino Ape per farci rifornire a diversi chilometri di distanza.
Alla fine siamo in laguna in una giornata resa tersissima dalla bora. Il
litorale di Pellestrina ha colori incantevoli e puntiamo sulla base nautica
della Lega Navale a Malamocco per l'ultima sosta prima dell'arrivo. Siamo in
laguna e gli amici di Pavia assaggiano subito la maleducazione del traffico
motorizzato. Puntualissimo, un immancabile e a noi ben noto grosso
peschereccio con lo scafo a catamarano transita di fronte a San Piero in
Volta sollevando onde che mettono in difficoltà persino la Diesona;
incredibile, una lunga teoria di motoscafi "Riva" partecipanti ad un raduno
mette improvvisamente e collettivamente a tutta manetta dietro San Giorgio,
per farsi riprendere in spumeggiante velocità all'ingresso del Bacino di San
Marco da un elicottero di scorta; il Canal Grande ospita un traffico da
Terraglio in ora di punta. Ma siamo in laguna felici ed emozionati come se
arrivassimo a San Marco e poi a Rialto per la prima volta, come gli amici
Pavesi. In campiello del Remèr ci attendono i Soci della Settemari per
festeggiarci con un piccolo brindisi. Tutta la stanchezza scompare e inizia
il momento dei ricordi e dei racconti. Quest'anno siamo sicuramente allenati
a sufficienza per la Vogalonga.
  
Piero Tapetto |