27 Maggio - 4 Giugno 2006
Raid Pavia-Venezia
ovvero 400 km. di passione per la voga

Articolo del Gazzettino del 3 giugno 2006

Da una decina d'anni si rinnova un gemellaggio che vede i Soci del Club Vogatori Pavesi partecipare alla Vogalonga sulle barche dell'Associazione Settemari, e porta successivamente noi Veneziani in trasferta in occasione di manifestazioni organizzate sul fiume Ticino. Da questa tradizione è nata l'idea di preparare la Vogalonga 2006 compiendo, nella settimana immediatamente precedente, il raid Pavia - Venezia con equipaggio misto di Veneziani e Pavesi a bordo della Diesona (il nostro gondolone da rappresentanza a dieci remi).

Dopo i facili entusiasmi invernali, al caldo della sede di Rio Terà Barba Frutariol e davanti ad un bicchiere di vino, quando sembrava che non una, ma due, tre, dieci, sarebbero state le barche da trasportare a Pavia per accontentare tutti i Soci interessati, la partenza è stata in dubbio fino all'ultimo. Tutti erano presi dai soliti improrogabili impegni, non erano abbastanza preparati per l'impresa, nutrivano dubbi sull'efficacia di un equipaggio privo di affiatamento e proveniente da ambienti e tradizioni così diverse. Tant'è..., alla fine a sbarcare dal T.I.R. la Diesona e a vararla nel Ticino si era ritrovato il gruppetto dei soliti, con poco allenamento ma con l'esperienza di tanti e tanti chilometri vogati insieme, e soprattutto una grande voglia di godersela tutta fino in fondo, quest'avventura. È la sera di venerdi 26 maggio e la Diesona sfoggia i suoi sedici metri di rovere tirati a lustro ormeggiata alla sede galleggiante del Club Vogatori Pavesi.

È stata costruita venticinque anni fa, e non potrebbe festeggiare la ricorrenza in maniera migliore. Noi siamo lì a mostrarla con orgoglio ad appassionati e curiosi, a raccontare di Nino Giuponi che l'ha costruita, ad alternarci ai remi in piccole uscite con i futuri compagni di raid e con chiunque voglia provarla. Alle 21.00 il barcone si popola per la prima delle serate a tema "Quattro chiacchiere sul fiume", un ciclo di conferenze sugli aspetti sportivi, tradizionali e culturali dell'antico rapporto tra Pavia e il Ticino. Il primo tema è: "Il rapporto con i Veneziani - voga alla veneta - incontro con vogatori Veneziani e Pavesi".

Una giornalista che fa da moderatrice introduce il nostro intervento, siamo il piatto forte della serata e non lo sapevamo! C'è un clima di simpatico campanilismo: ci viene regalato un gran pavese per la Diesona, a simbolica restituzione delle casacche tolte ai Veneziani sconfitti sul Po da Pasino degli Eustachi nel 1431, divise che furono secondo la tradizione inalberate in segno di giubilo a formare il primo "gran pavese"; arzilli signori pancia in dentro e petto in fuori, vecchie glorie del remo, sono pronti a parlare di tecnica e di quando nel ...antacinque e nel ...antasei nei campionati italiani di veneta le hanno suonate ai veneziani. Di là del fiume si vedono le sedi della gloriose Canottieri Ticino e Canottieri Colombo, entrambe fondate più di un secolo fa. Non siamo preparati, che dire?

L'Associazione Settemari non può vantare un passato agonistico, noi voghiamo con passione nei canali della nostra laguna come facevano i nostri padri e i nostri nonni, amiamo le nostre barche e le nostre radici, cerchiamo di mantenere le tradizioni legate alla civiltà dell'acqua, siamo contro il moto ondoso che ha distrutto le barene, facciamo il teatro in dialetto, organizziamo i corsi di merletto, la regata di Carnevale, tante altre cose. Qui questa sera tra noi c'è Renato, figlio di Nane "Boci" forte regatante e "fitabatele" che è arrivato ad avere sessanta barche in canale, comprese peate e barche da regata, e c'è anche Giamberto, il poppiere della Diesona, che ha più di settant'anni ed era, con suo padre, gondoliere di casada della principessa Aspasia di Grecia. Giamberto racconta dei personaggi che ha portato in gondola, dei cagnetti di Peggy Guggenheim che gli andavano tra i piedi finché vogava...chissà se interessa ai Pavesi? Interessa e come! Amano il fiume come noi amiamo la laguna!
Tutti vogliono parlare, e non solo di regate: si racconta della natura del Ticino, delle domeniche a fare il bagno sulle spiagge di sabbia bianca e delle piene che sommergono il Borgo Basso, della navigazione fluviale che è finita e dei lavori umili che per secoli hanno dato da vivere alle famiglie di pescatori, traghettatori e lavandaie, cavatori di sabbia e ghiaia, raccoglitori di "cogoli" (ciottoli bianchi di quarzite utilizzati anche dalle vetrerie di Murano) e di "lisca" per impagliare le sedie, di ghiande, funghi, canne, rami di salice per costruire i cesti, persino cavatori d'oro. Si lamentano dell'inquinamento e dell'ormai cronica carenza di acqua del fiume, dove è sempre più difficile vogare con il barcé, la tipica imbarcazione un tempo di legno, ora di alluminio, dotata di scalmi troppo alti per le nostre abitudini. Ma soprattutto sentiamo forte l'attesa per questo raid, la Pavia - Venezia a bordo di una delle più belle barche Veneziane.


Un percorso classico attraverso Ticino, Po e Idrovia Veneta che alcuni dei presenti ricordano come la loro laurea di vogatore, impresa compiuta magari in un tempo lontano, emozione grandissima nel vedere il campanile di San Marco alla conclusione della lunga fatica. Sabato mattina in punto, partiamo!

No, un attimo, un noto avvocato che aspetta sulla riva dall'alba ci prega di fargli provare a vogare in poppa alla Diesona per qualche centinaio di metri in cambio di due casse di Bonarda! Partiamo. Per la Settemari vogano Giamberto e Gabriella Siebezzi, Piero Tapetto, Antonella Mainardi, Sergio Bagarotto, Luisa Vianello e Renato Magagnato, per Pavia Marco Allegretti, Angelo Bricchi, Giorgio Bovina, Franco Radici e Giuseppe Tarlarini. Per qualche tappa sono attesi Giovanni Caniato, Alfredo Zambon, Carlo Dedy e Lorenzo Nettuno. Ci aspettano circa 400 chilometri da percorrere in cinque giorni lungo Ticino, Po e Idrovia Veneta fino a Chioggia con tappe a Isola Serafini, Casalmaggiore, San Benedetto Po, Ferrara, più i trenta chilometri di laguna da Chioggia a Venezia, il tutto in condizioni climatiche abbastanza difficili per la pioggia e il forte vento contrario che riducono il grande vantaggio della corrente a favore.

Ci accorgiamo subito che il nostro programma è ambizioso: i primi cinque giorni li viviamo interamente sul Po, bisogna fare strada (cento chilometri il primo giorno) abbandonando ogni velleità turistica di visita a paesi e città rivieraschi. Dopo il primo tratto, percorso in vista delle ridenti colline dell'Oltrepò Pavese, il grande fiume può risultare monotono, con le sue lunghissime distanze, le grandi anse che non finiscono mai e che bisogna affrontare con grande pazienza, remata dopo remata, imparando a memoria persino le venature del legno del pezzo di barca che si ha davanti e attendendo il prossimo segnale che indichi il camino percorso: un campanile, un ponte, una casa galleggiante.

Ma per noi è sorpresa e avventura continua mentre maciniamo chilometri in armonia e allegria, godendoci tutto ciò che il paesaggio e la natura ci offrono: corrente, sole, pioggia, vento, temporali, caldo e freddo, tramonti e vasti panorami, spiagge e voli di aironi, filari di alberi, imponenti centrali idroelettriche e punte di campanili in lontananza, le tracce delle piene passate e la vastità del delta. Il tutto in estrema solitudine, incontrando solo qualche pescatore e qualche barca da lavoro, in totale e paradisiaca assenza di moto ondoso. Siamo stupiti anche della crescente armonia del gruppo, vero valore in più di questo viaggio. Non ci sono campioni in barca, ci si conosce a poco a poco, la fatica è molta ma tutti danno il massimo delle loro possibilità, e nasce l'amicizia. Il raid è occasione di scambio di conoscenze ed impressioni da parte di persone appassionate, amanti della natura e della voga alla veneta, provenienti dall'esperienza di ambienti molto diversi come la laguna e il fiume. Il calore della prima serata a Pavia si mantiene e si accresce fino all'arrivo a Venezia. Il merito è sicuramente anche della Diesona, della cui veloce eleganza siamo molto orgogliosi.

La domenica ci affianchiamo per un giorno alla rombante Pavia-Venezia di motonautica, approfittando delle gru che assistono la competizione per scavalcare, con qualche apprensione, i dieci metri di dislivello della conca di Isola Serafini, altrimenti inagibile per l'abbassamento del livello delle acque e del letto del fiume, depredato di sabbia e ghiaia.

Dopo Cremona brindiamo nientemeno che con i piloti di un idrovolante ammarato appositamente in mezzo al Po per vederci da vicino. Le Società di Canottaggio presenti lungo il percorso accolgono la Diesona con entusiasmo. Grazie, amici di Canottieri Vittorino da Feltre di Piacenza, Canottieri Ongina, Canottieri Cremona, Canottieri Revere, Canottieri Ferrara!

Grazie per l'ospitalità, per il tempo che ci avete dedicato e per averci parlato del fiume e delle Vostre attività; ci vedremo alla Vogalonga! Su un argine vicino a Contarina sostiamo affamati e assetati ma il ristorante che ci aspettavamo è chiuso: un entusiasta amante di Venezia vede il gondolone e ci presta il suo motofurgoncino Ape per farci rifornire a diversi chilometri di distanza. Alla fine siamo in laguna in una giornata resa tersissima dalla bora. Il litorale di Pellestrina ha colori incantevoli e puntiamo sulla base nautica della Lega Navale a Malamocco per l'ultima sosta prima dell'arrivo. Siamo in laguna e gli amici di Pavia assaggiano subito la maleducazione del traffico motorizzato. Puntualissimo, un immancabile e a noi ben noto grosso peschereccio con lo scafo a catamarano transita di fronte a San Piero in Volta sollevando onde che mettono in difficoltà persino la Diesona; incredibile, una lunga teoria di motoscafi "Riva" partecipanti ad un raduno mette improvvisamente e collettivamente a tutta manetta dietro San Giorgio, per farsi riprendere in spumeggiante velocità all'ingresso del Bacino di San Marco da un elicottero di scorta; il Canal Grande ospita un traffico da Terraglio in ora di punta. Ma siamo in laguna felici ed emozionati come se arrivassimo a San Marco e poi a Rialto per la prima volta, come gli amici Pavesi. In campiello del Remèr ci attendono i Soci della Settemari per festeggiarci con un piccolo brindisi. Tutta la stanchezza scompare e inizia il momento dei ricordi e dei racconti. Quest'anno siamo sicuramente allenati a sufficienza per la Vogalonga.


Piero Tapetto