35^ Vogalonga

Domenica 31 maggio 2009

35^ Vogalonga
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La mia domenica da leoni sui remi della Dodesona
Vogalonga eroica! E’ una notte inquieta quella che prelude la 35esima edizione della Vogalonga, le previsioni unanimi non danno scampo: sarà pioggia. Ma quando verso le 6.20 dal letto sento fischiare le raffiche di vento capisco che sarà peggio del previsto. Alla Bucintoro ci aspetta la mitica Dodesona forse la barca più antica delle 1.600 al via, sicuramente una delle più prestigiose. Non sveglio neanche Matilde perché immaginarla seduta in polacchetta sferzata per ore dal vento non mi sembra un’esperienza piacevole. Ma lei si alza lo stesso è la sua prima Vogalonga e non vuol sentir ragioni. Alla Bucintoro è una frenesia di barche e vogatori, soci e stranieri. Si sente un vocione da un megafono è il pluriolimpionico Daniele Scarpa che porta in acqua l’equipaggio di canoa polinesiana.

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Ecco la Dodesona, con in poppa Francesco De Gregori, il noto «bicicletta» della Regata delle Befane, e in sentina l’esperto Gianni Colombo, che però ha lo sguardo cupo, sapremo dopo che salendo in barca è caduto rompendosi una costola. A terra tra vogatori ci si fa coraggio: sarà una Vogalonga da leoni. L’acqua è marrone, marea contraria e tramontana sul viso. Boom! Si parte! In barca c’è silenzio, siamo concentrati sui remi e sul primo passaggio pericoloso intorno Sant’Elena. E’ quasi un braccio di mare con onde e vento teso che spinge sui fianchi delle barche. Davanti la Certosa si rovescia improvvisamente un canoino che miracolosamente non viene investito da un sandolo. Piccola tregua fino a Sant’Erasmo dove però costeggiando l’isola si viene investiti da fredde raffiche di vento. Il rischio di scontro è altissimo, all’altezza della fermata Actv un canoino vogato da una giovane ragazza viene toccato a poppa da una jole, la piccola barca finisce di traverso ed un dragon boat gli sale sopra. Avanziamo ma il lavoro delle poppe (chi voga nei numeri pari oltre al poppiere), è veramente improbo per evitare collisioni. Tra Sant’Erasmo e Burano la marea è contraria, il vento di traverso, la condizione in assoluto peggiore. Qualche barca avvolge la bandiera per far meno resistenza al vento. A Burano il vento passa dal traverso in poppa, la vogata si alleggerisce ma controllare la barca diventa un’impresa.  Canale di Mazzorbo: cerchiamo di entrare al centro ma il vento ci spinge sulle bricole. Il poppiere urla: «su le prove». Ma non c’è nulla da fare il fianco della Dodesona fa vela e finiamo addosso ad una dama. L’urto è forte, siamo scossi, qualcuno cade in barca. Non si fa tempo a recuperare, c’è un’altra bricola e stavolta il colpo fa danni, si rompe un pezzo di falca, Colombo cade in barca ed il poppiere vola in acqua. Lo issiamo subito e in qualche modo ci fermiamo a riva. Colombo non può continuare è ricaduto sulla costola fratturata al mattino, il dolore è insopportabile, si chiama l’ambulanza. De Gregori invece si cambia da capo a piedi con abiti di fortuna e stoicamente riprende il governo della Dodesona. Con un vogatore in meno surfiamo tra onde e vento fino a Murano, incrociando altre barche rovesciate, e poi via fino a San Giobbe affiancando spesso l’ottima caorlina femminile della Remiera Cannaregio. Siamo in Canal Grande! Ci si può rilassare. Scherziamo su questa giornata da capitani coraggiosi con altri equipaggi ungheresi, austriaci, tedeschi, inglesi. Mai l’arrivo della Vogalonga è stato così agognato.
Sebastiano Giorgi


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Vogalonga, festa e polemiche
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Vogalonga dei record, anche negativi. Non era mai successo in 35 anni un’ecatombe di barche del genere. Una trentina di imbarcazioni affondate, 50 persone in acqua, oltre un centinaio gli equipaggi che hanno preferito ritirarsi viste le condizioni meteo proibitive. Anche nel 1976, nella seconda edizione della maratona del remo, il vento aveva fatto i suoi danni. Ma il bilancio di domenica è molto più pesante. Barche distrutte, stranieri che in acqua hanno perso vestiti e documenti, bagni fuori programma. La macchina dei soccorsi ha funzionato, e il comitato organizzatore di Lallo Rosa Salva ha lavorato fino a tarda ora per recuperare le barche naufragate, spesso legate a una briccola piene d’acqua. «Un’imprudenza, bisognava annullare tutto o ridurre il percorso», protesta Mario D’Elia, avvocato del Lido che da anni corre la Vogalonga con il numero 1. Anche lui si è ritirato appena partito. Troppo forti le raffiche di bora e tramontana, fino a 80 chilometri l’ora. «Ma non si poteva fermare tutta questa gente, arriva anche dall’estero e pronta a partire», dice Lallo Rosa Salva, «in ogni caso per fortuna non è successo niente di grave. Molte barche sono affondate perché hanno tagliato la secca».
Alberto Vitucci


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Trenta barche affondate, 50 vogatori in acqua
Trenta barche affondate, cinquanta persone finite in acqua, una ventina al pronto soccorso. E oltre un centinaio di imbarcazioni ritirate. Vogalonga dei record, quella di ieri. Per le iscrizioni, che hanno superato per la prima volta quota 6100 con 1600 imbarcazioni in gara. Ma anche per il maltempo, cielo scuro e venti di bora e tramontana, con raffiche a 80 chilometri l’ora.  E’ stata una grande festa, rovinata in parte dagli incidenti provocati dalla laguna increspata. «Ma grazie all’ impegno dell’assistenza, dei radioamatori e delle forze dell’ordine tutto si è concluso bene», commenta Antonio Rosa Salva, del comitato organizzatore. Il maltempo ha provocato il ritardo di oltre un’ora sulla tabella di marcia, e molti equipaggi sono arrivati al traguardo di punta della Dogana, bellissima, senza impalcature, ben dopo le 15. A tutti diploma e medaglia, premio uguale per chi arriva primo e ultimo. Vogalonga che non è una regata, nata nel 1975 per denunciare i disastri del moto ondoso. E ancora oggi di attualità. Anche se l’aumento degli iscritti non è certo merito di veneziani (quasi la metà di quelli che c’erano nel 1975) ma di stranieri venuti da ogni parte del mondo che vivono la Vogalonga come un’emozionante esperienza a contatto con la natura.
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Stranieri quasi tutti gli equipaggi andati a mollo, che hanno tagliato sopra secca con la bassa marea rimanendo incastrati. Così il lavoro delle forze dell’ordine, della Protezione e dei volontari del comitati è andato avanti fino a sera, per recuperare le imbarcazioni affondate, soprattutto nella zona di Murano-San Giobbe, rovesciate dal vento al momento di entrare in rio di Cannaregio. Altri affondamenti nel canale della Giudecca («Ma qui per colpa del moto ondoso»Winking, protestano i vogatori. La prima barca a tagliare il traguardo, intorno alle 10.30, una Jole della Tevere Roma, poi le barche del canottaggio, infine le ammiraglie della voga lagunare, due galeoni della remiera Casteo con i fratelli Busetto, la caorlina con Giampaolo D’Este, il pupparino della famiglia Vignotto. E infine gli appassionati, la caorlina 113 della Polizia, la disdotona della Querini, il nuotatore Murizio Crozzoli, gli equipaggi femminili che hanno sfidato vento e fatica. Sul pontile alla Salute con Paolo Levorato a salutare gli eroi dei 30 chilometri a remi, niente autorità (solo un assessore di Como, che vuol portare la manifestazione sul lago), diplomi consegnati dall’ammiraglio Vignani, Frances Clarke e i dirigenti delle società cittadine.
Alberto Vitucci


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Vogalonga da record con 1650 barche Ma il moto ondoso rovescia una jole
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Un’altra jole affondata dal moto ondoso. E’ successo ieri davanti alla Riva Sette Martiri a due francesi che si allenavano per la Vogalonga. Si sono salvati, ma la barca è stata spezzata in due. Intanto numeri da record per la maratona del remo che parte oggi alle 9 da San Marco.  Sono 1650 le barche iscritte, 6070 i vogatori. Un record storico, e una partecipazione mai vista nei 35 anni di vita della Vogalomga. Che ha provocato qualche problema logistico, costringendo i volontari del comitato organizzatore a stampare pettorali fatti in casa, numeri segnati con il pennarello sulle magliette per non rimandare indietro chi voleva partecipare.  «Un successo che non certo non immaginavamo», dice Lallo Rosa Salva, che insieme al figlio Toni conduce come sempre i preparativi per la maratona del remo. Grande l’afflusso soprattutto di stranieri a bordo di jole e kajak. Perché nata come protesta, la Vogalonga è diventata negli anni anche una manifestazione internazionale per gli amanti della laguna e dell’ambiente.  Si parte alle 9 in punto dal bacino San Marco. Davanti le barche più veloci del canottaggio, dietro le imbarcazioni a più remi della voga alla veneta. Trenta chilometri di percorso, tra canali e isole della laguna nord, passando per Vignole, Sant’Erasmo, Burano, Murano. E ritorno in Canal Grande attraverso il rio di Cannaregio. L’arrivo a Punta della Dogana, restaurata e pronta ad aprire i battenti la settimana prossima. Per tutta la durata della manifestazione (dalle 9 alle 14) sarà sospeso il servizio dei vaporetti Actv in Canal Grande. Vaporetti sospesi anche per il Lido fino alle 10, e in laguna nord fino al termine della manifestazione. Vietato dalla Capitaneria di porto anche il transito delle barche a motore. per un giorno insomma la laguna tornerà alle barche a remi.  Ma la protesta delle remiere e dei regatanti aumenta. Ieri, sabato, il bacino San Marco era impraticabile. Taxi e Gran Turismo, motoscafi a tutta manetta producevano onde alte fino a due metri. Ne ha fatto le spese l’equipaggio francese della jole, finito in acqua. Situazione critica anche in canale delle Navi, teatro di numerosi incidenti negli ultimi giorni. Sorveglianza quasi inesistente, con grande pericolo per l’incolumità di chi va in barca a remi, a vela e con le piccole barche a motore. Trentacinque anni dopo, la «garbata protesta» contro il moto ondoso e il traffico che minaccia la laguna è più che mai d’attualità.
Alberto Vitucci


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Record di partecipanti alla trentacinquesima edizione della manifestazione: oltre seimila iscritti, 1650 imbarcazioni. E tantissimi stranieri
Bora sulla Vogalonga, naufragi in laguna
A Sant’Elena 31 equipaggi sono finiti in acqua. Soddisfatto "Lalo" Rosa Salva: «Organizzazione perfetta»
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Tra corna da vichinghi, barche addobbate con fiori, biciclette sull'acqua e nuotate, si è conclusa ieri la 35ma edizione della Vogalonga. Alta la partecipazione: più di seimila iscritti e 1650 imbarcazioni. Ma difficoltoso il percorso: un forte vento di bora ha fatto rovesciare parecchie barche e mandato in ammollo decine di persone. Onde da vento, ma anche da barche a motore: alla faccia dello spirito della manifestazione, alcuni tassisti non solo non hanno rispettato i divieti, ma hanno pure inveito contro chi li invitava a moderare la velocità.
Si comincia alle 9 del mattino, con il colpo di cannone. Il Bacino è colmo di ogni sorta di imbarcazione a remi. Gli stranieri, provenienti da Australia, Canada, Francia, Germania, Austria, Svizzera, Usa, Olanda, Polonia, Inghilterra, sono ormai il 50 per cento degli iscritti, portando Venezia al centro della voga alla veneta, all'inglese, pagaiata, remata, persino ciclata. Applausi alle due “shuttlebike”, biciclette su pattini gonfiabili. «Una medaglia grande così a quanti sono riusciti a portare a termine il percorso», commenta l'olimpionico Daniele Scarpa. Il forte vento di bora e le correnti nei passaggi più difficili hanno condizionato l'andamento di questa Vogalonga, mettendo alla prova la perizia dei bravi e a repentaglio quella degli inesperti. Anche fra i consumati vogatori di laguna si son contati naufragi e capitomboli in acqua. Perfido, soprattutto, il periplo di Sant'Elena, dove gli equipaggi di 31 barche sono finiti in acqua, immediatamente aiutati dai soccorsi. Le pessime condizioni atmosferiche non hanno però tolto la soddisfazione al capo dell'organizzazione, “Lalo” Rosa Salva: «Le tante iscrizioni ci confortano sempre più. La macchina organizzativa è stata perfetta e tutti hanno risposto, sia i vogatori che il pubblico». Viste le condizioni negative, molti hanno preferito accorciare il percorso, ma sono stati premiati egualmente all'arrivo. C'erano le “donne in rosa”, associazioni internazionali di donne operate al seno, il nuotatore internazionale (noto per i tanti raid) Maurizio Cozzoli, che ha percorso il canal Grande come Lord Byron, nuotando da piazzale Roma alla Salute, i sorprendenti catamarani a remi, le caorline infiorate delle associazioni remiere (394 anni la somma delle età dei rematori di una caorlina), l'associazione italofrancese “Monpellier Assassini Club”, l'otto misto fra Bucintoro e gruppo sportivo Moto Gucci di Lecco. «È stata l'edizione più faticosa», ha detto Mauro Roncada, di Ferrara, con all'attivo 22 Vogalonghe siglate con stemmi sul suo kajak. «Splendido, 4 ore meravigliose, un evento incomparabile», hanno detto entusiasti Lupat e Sigrid, tedeschi di Hanover.
Alla partenza e all'arrivo, nessuna autorità veneziana, cosa che ha rattristato il comitato organizzatore. C'erano però il comandante della Capitaneria di porto, Stefano Vignani, e il comandante del Collegio navale “Morosini”, Enrico Pacioni. Fra loro, l'assessore al Turismo della Provincia di Como, Achille Mojoli, in laguna per studiare la Vogalonga e proporre un gemellaggio sul suo lago, nel 2015, in occasione dell'Expo di Milano. In serata, l'assessore al Turismo Augusto Salvadori ha inviato questo messaggio: «Dal momento che la Vogalonga richiama la base e la passione di tanti Paesi vorrei invitare i governi esteri a venire a Venezia, aprendo uffici e rappresentanze».
Tullio Cardona


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ALL’OSPEDALE CIVILE ALLESTITO UN PUNTO DI RISTORO CON BEVANDE CALDE E COPERTE
E il 118 chiama la Capitaneria: «Servono altri mezzi per i soccorsi»
Nel canale della Giudecca un vogatore della "dodesona" della Bucintoro si è rotto una costola. Spezzata la barca degli olimpionici Carli e Ferraro
Bagni a non finire e una costola rotta. Questo il sunto dei 31 incidenti capitati durante la Vogalonga, funestata da un forte vento di bora. A farne le spese le imbarcazioni più leggere, kajak e iole, ma anche 2 dragon boat hanno rovesciato gli equipaggi in laguna. Chi ha avuto la peggio è stato Gianni Colombo, nel canale della Giudecca, che si è rotto una costola, a bordo della dodesona della Bucintoro. Il vogatore ha cercato di resistere al dolore, remando ancora per centinaia di metri, poi si è dovuto arrendere ed è stato trasportato in ospedale, dove è stata emessa la diagnosi, con prognosi di 20 giorni. Sempre a bordo della stessa imbarcazione, anche Francesco De Gregori, poppiere, è stato catapultato in acqua. La bora ha reso difficoltosi e pericolosi alcuni tratti del percorso: soprattutto il periplo di Sant'Elena, investito dal vento e dalla forte corrente. Lì si è rovesciata più d'una imbarcazione, immediatamente soccorsa dalla guardia costiera ausiliaria, dai sub dei Vigili del fuoco, del Subclub San Marco, della Motonautica Venezia, da tutte la rete di assistenza dell'organizzazione.
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Il 118 del Suem ha avuto il suo bel daffare, fino ad alzare le mani e telefonare alla capitaneria di Porto, accusando l'impossibilità di mezzi e di attrezzature per soccorrere tutti. Molti naufragi sono stati dovuti al forte vento, altri per il moto ondoso nel canale della Giudecca, ad opera di motoscafisti incuranti delle disposizioni del Comune e della Capitaneria di porto; altri ancora perché le condizioni atmosferiche hanno suggerito a molti stranieri di tagliare aree di percorso finendo così in secca e devastando il fondo delle barche. Verso la fine della Vogalonga, ci si è messa anche la stanchezza, che ha contribuito a diminuire le capacità di controllo delle imbarcazioni. Ecco, quindi, volare in acqua un team di inglesi dal quattro di coppia, una dragon boat di adulti ed uno di ragazzini, molti kajak e legni da canottaggio. Persino gli esperti Luca Carli e Andrea Ferraro, campioni olimpionici di canoa, hanno avuto la barca spezzata e sono tornati alla base della Bucintoro in taxi. E poi contatti fra barche, perfettamente evitabili se qualcuno, soprattutto d'oltralpe, non avesse preso la Vogalonga per fissare chissà quale record o per trasformare una passeggiata in laguna in una gara di velocità. Verso il primo pomeriggio i volontari della Protezione civile, che avevano operato con 2 imbarcazioni e 8 volontari, hanno attrezzato nell’androne dell’ospedale civile un punto di primo ristoro per quanti erano in difficoltà, dove sono state distribuite bevande calde e un’ottantina di coperte.
Tullio Cardona


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VOGALONGA IL GIORNO DOPO
Rosa Salva: «Assistenza impeccabile»
Il patròn promuove la macchina organizzativa: «Solo 30 barche su 1.650 hanno avuto problemi»
«Certo, trenta barche si sono rovesciate, ma le altre 1.650 hanno completato il giro senza grossi problemi».
Lalo Rosa Salva, patron della Vogalonga, tende a minimizzare i problemi che si sono verificati domenica a causa del vento e del moto ondoso perché, a suo dire, nessuno ha tenuto conto dell’inesperienza di molti equipaggi.
«Ho sentito molte campane - commenta - e quasi tutte mi hanno detto che molte di quelle barche che si sono rovesciate lo avrebbero fatto anche in condizioni normali. Anche il vento, di cui si è parlato un po’ a sproposito, non ha raggiunto gli 80 chilometri l’ora, ma le raffiche andavano tra 10 e 15 nodi. Avevamo anche detto alla partenza che chiunque avrebbe potuto accorciare il percorso a suo piacimento, proprio per evitare problemi».
Ciò che Rosa Salva intende sottolineare è invece la piena riuscita delle operazioni di soccorso grazie ad un’assistenza quest’anno più efficiente che mai.
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«Le persone recuperate - prosegue Rosa Salva - si sono complimentate con l’organizzazione per la professionalità e l’educazione di chi ha prestato assistenza in laguna. Certo, sarebbe stato meglio non intasare il pronto soccorso del Civile con persone che si erano solo bagnate, ma di questa esperienza faremo tesoro. Chi ha preso parte alla Vogalonga ha garantito la sua partecipazione anche per l’anno prossimo. Questo è per noi motivo di orgoglio».
Tra i soccorritori, hanno ben figurato i volontari della Guardia costiera ausiliaria, che con tre barche e nove persone hanno recuperato otto imbarcazioni e sono rimasti in servizio dalle 8 alle 18. Assieme alle forze dell’ordine e ad altri volontari, le tre barche della Gca hanno seguito e presidiato tutto il percorso. Un mototopo con altri tre volontari era invece posizionato all’entrata del rio di Cannaregio, da sempre il tratto più difficile per i vogatori. È qui infatti che sono state recuperate e messe in sicurezza dai volontari, dopo essersi capovolte e affondate, due dragon boat e quattro jole. Altri interventi d’urgenza sono avvenuti tra Burano e Murano e a Mazzorbo, in cooperazione con la Polizia lagunare e la Guardia di finanza.

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