La Nuova Venezia - 12 febbraio 2017

La Nuova Venezia

La Nuova Venezia 12 Febbraio 2017
Dalla rubrica “Venetians” di Carlo Mion

Luisa Vianello ha messo piede in una remiera, poco più che ventenne. Appena laureata in biologia, insieme a un’amica, ha bussato alla porta della Settemari in punta a San Giobbe. Erano i primi anni Ottanta e le remiere erano ancora ambienti poco accoglienti per le donne. Ora Luisa, da un anno, è presidente della Settemari che, nata 1977, è sempre stata una remiera con lo sguardo al futuro. Nello statuto, ad esempio, sono contemplate la tutela e la conoscenza dell’ambiente lagunare. Quindi nulla di strano se ora l’associazione ha una donna presidente. Luisa è arrivata alla voga per fare attività fisica, lei già appassionata di sci e di viaggi. In remiera la guardarono strano, le uniche donne che frequentavano l’ambiente erano le mogli dei soci. Comunque sia, alla fine, è diventata una brava vogatrice, ma pure organizzatrice di eventi, incontri culturali, oltre a partecipare ai numerosi viaggi con le barche, non solo in laguna, ma anche in mezza Europa. Oramai la voga alla veneta ha i suoi estimatori a Parigi come a Londra dove, in riva alla Senna e al Tamigi, sono nati numerosi club che promuovono questa disciplina. Merito, in particolare, della Vogalonga che l’ha fatta conoscere al mondo. In questi anni ha diviso il suo tempo tra l’attività di biologa e ricercatrice, la voga e i viaggi. Ora, in pensione, per la voga e l’incarico di Presidente ha più tempo. La sua “mission”, in questo momento è di far appassionare altre persone all’uso dei remi. Per questo lei e gli altri soci della Settemari, si trasformano in ambasciatori della voga nelle scuole, ma non solo. Infatti la promozione riguarda anche gli adulti. Racconta, entusiasta, di quando con altri soci ha organizzato una trasferta a Londra per una regata. Quella volta portarono pure una gondola per lo stupore e la gioia degli inglesi. «Una trasferta memorabile. Ma le uscite nella nostra laguna non hanno nulla da invidiare alle grandi bellezze che sono sparse in giro per il mondo. È bello scoprire la laguna, le sue piante, i pesci e gli uccelli, magari dopo qualche lezione teorica sulla natura di quanto ci circonda. La voga non fa bene solo al corpo, ma anche alla mente e allo spirito».


Schermata 2017-02-16 alle 09.56.24Chris Wayman ama le pietre di Venezia come molti altri suoi connazionali. Chris ha scelto di vivere in laguna con la moglie, dopo aver valutato la possibilità di trasferirsi da Londra, prima a Roma e poi a Firenze. «Roma è troppo caotica, a Firenze ci sono troppi inglesi. Con mia moglie, che è lombarda, abbiamo quindi visitato Venezia e abbiamo capito che questo era il posto giusto. Girando tra una calle e l’altra, alla fine abbiamo pure scoperto la casa che faceva per noi. Una casa singola che ricordava molto quelle inglesi e ci siamo stabiliti in città. Prima doveva essere una settimana ogni tre o quattro. Ora invece la nostra vita è qui». Per migliorare il suo italiano ha frequentato un corso per sommelier. Chris lavora nel mondo della finanza e dice: «Con i computer puoi lavorare da ogni parte del mondo. Non c’è problema. Poi se devo andare a Londra, da Venezia in un’ora e mezza ci sono. Lo stesso tempo che mi serve per raggiungere, da Londra, Manchester. Per cui nessun problema. Abbiamo scelto Venezia anche perché qui sono sempre in forma. Camminare e fare i ponti mantiene in salute e poi è una città dove in poco tempo fai amicizia e impari a conoscerti e per strada ci si saluta ancora. In altre città non ci si conosce nemmeno tra condòmini. E poi volete mettere, quanto bene si vive in una città senza auto e dove ancora la natura detta i tempi». Ben presto dal loro arrivo in città Chris e la moglie hanno imparato ad amare la città costruita attorno all’acqua, il suo ritmo e la laguna. È socio di una remiera, per la quale ha fatto pure l’attore in una pantomima inglese, che a differenza di quella francese prevede battute. È proprietario, per metà, di una sanpierota e contitolare della casa editrice “San Marco Press”, che pubblica libri in inglese su quella “città dall’andamento lento” che ha imparato ad apprezzare.