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Festival internazionale della Marineria Fluviale – Orlèans

 

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Si è svolto dal 18 al 22 settembre 2013 a Orlèans il più grande raduno della marina fluviale d’Europa che ha visto, nella sua VI edizione, la presenza di oltre 600 marinai e più di 200 imbarcazioni. L’incontro biennale del 2013 ha avuto l’Italia ospite d’onore rappresentata da Settemari, Arzanà ed imbarcazioni storiche di Cesenatico

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LA STAMPA

SOCIETÀ
23/09/2013 – LA KERMESSE
Le gondole veneziane sfilano sulla Loira

Il Festival de Loire 2013 (Foto di Jérôme Grelet)

In Francia il più grande raduno europeo della marina fluviale:
quest’anno l’Italia ospite d’onore
ALBERTO MATTIOLI
INVIATO A ORLEANS
Vabbé, il giro in gondola è un classico. Un po’ meno se lo fai sulla Loira. Succede a Orléans, dove fino a ieri è andato appunto in scena il «Festival de Loire», il più grande raduno europeo della marina fluviale. E quest’anno l’ospite d’onore era l’Italia, dove la marina fluviale magari non se la passa troppo bene, ma le barche sono oggettivamente magnifiche.

L’idea di Orléans è semplice come tutte quelle vincenti. La città (120 mila abitanti, 220 con l’«agglomeration», insomma l’hinterland) dà quella tipica impressione di calma piatta che si prova spostandosi da Parigi in provincia. L’ultimo avvenimento clamoroso pare l’arrivo di Giovanna d’Arco, che prima di finire flambé nel 1429 liberò la città dagli odiati inglesi ed è infatti celebrata in ogni dove. Orléans, allora, era soprattutto un porto fluviale, in un’epoca in cui ci si spostava principalmente per via d’acqua. Poi, come spesso succede alle città con il fiume, la città si è sviluppata dandogli le spalle: la parte moderna guarda dall’altra parte (ed è molto meno bella).

Per recuperare il rapporto della città con la Loira, da dieci anni si fa festa con il Festival. Su due chilometri di quai zeppi di targhe tipo alluvione di Firenze con l’altezza raggiunta dalla Loira nella disastrosa «crue» del 1856, ci sono 200 barche, 400 artisti, 600 marinai, 150 animazioni gratuite per 650 mila visitatori. E’ una kermesse che si vuole popolare, con i chioschi che servono pesci di fiume e patate fritte, le birre artigianali (squisite), le fisarmoniche, i fuochi d’artificio, gli spettacoli alla sera (ce n’è anche uno «pirosinfonico» ispirato alla festa del Redentore di Venezia) e tanti marinai d’acqua dolce vestiti appunto da marinai, con il berretto in testa e la pipa in bocca.

Un gruppo di olandesi folk affumica le aringhe (e anche un po’ i passanti) direttamente sulla riva. Ma i più folli sono dei polacchi che sono arrivati a Orléans da Cracovia e hanno fatto il viaggio, tutto, navigando, sulla Vistola, l’Oder, la Mosa, la Senna, la Loira e un bel po’ di canali. L’Europa unita è già nata dal liquido amniotico dei suoi fiumi. Peccato che i polacchi parlino solo polacco, altro che se sbaglio mi corriggerete, quindi non si riescono a ottenere altri dettagli se non che il viaggio è durato tre mesi.

In più, c’è l’Italia. In particolare, Venezia. Due associazioni, la Settemari e l’Arzanà, cercano di salvare il salvabile delle grandi tradizioni della laguna più bella del mondo. A Orléans hanno portato (in camion) una gondola, un gondolino, una «diesona» (sedici metri di lunghezza, dieci rematori, asimmetrica come la gondola) e un’altra barca che si chiama, testuale, «batea a coa de gambero», battello a coda di gambero. «Alle trasferte siamo abituati – spiega Massimo Rigo di Settemari -. Nel 2007, abbiamo fatto tutto il Tamigi, dalla sorgente al mare». In Italia, si sa, i fiumi sono poco sfruttati. «Non si può nemmeno andare da Venezia a Padova», dice Rigo. I francesi, invece, ci tengono moltissimo ai loro fiumi e alla rete di canali che li collega. Ne hanno costruiti sotto tutti i regimi, e il Canal du Midi voluto dal Re Sole per unire la Garonna al Mediterraneo è talmente bello che l’Unesco l’ha proclamato patrimonio dell’umanità.

Consoliamoci con il bellissimo bragozzo del Museo della marineria di Cesenatico. Era la barca tipica dei traffici sottocosta della Romagna. Ora, l’Adriatico non è certo profondissimo, ma più della Loira sì. Quindi il bragozzo non può navigarci, si fa solo ammirare, peccato. In compenso i romagnoli hanno un chioschetto dove fanno la piadina, con soddisfazione generale.

Su un’altra riva si torna a Venezia. «El Felze» (dal nome della cabina che ripara i passeggeri) riunisce tutti i mestieri che servono a costruire una gondola, e non si capisce se siano più numerosi loro o i tipi di legno che la compongono. Squerariòli, remèri, ottonài, fravi, intagiadòri, indoradòri, tapessièri, rigorosamente in dialetto, danno mostra della loro abilità ai francesi ammirati. Come sempre quando facciamo quello che sappiamo fare, noi italiani risultiamo bravissimi, di un sapere artigianale al limite del virtuosismo e talvolta oltre.

Paolo Brandolisio scolpisce nel legno lo scalmo per il remo, che a Venezia si chiama «forcola». Allora, come sono queste barche della Loira? «Beh, le barche da fiume non sono molto estetiche. Qui sono soprattutto un mezzo di trasporto, la gondola a Venezia è un pezzo della bellezza della città. Però in Italia, diciamo così, abbiamo un po’ perso l’acqua. Bisognerebbe recuperare il rapporto con i nostri fiumi». Cominciando, magari, dal Po, che oltretutto è bellissimo. Chissà, magari un Festival potrebbe servire…
In scena a Orléans il «Festival de Loire», il più grande raduno europeo della marina fluviale.

(Foto di Jérôme Grelet)

 

 

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Articolo su quotidiano francese

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J’ai eu le privilège de monter dans une gondole, fraîchement débarquée, hier, sur la Loire. Une balade originale et une initiation à l’art de manier la rame…
L’emblème de Venise. La star du festival. Mon défi : arriver à monter dans une gondole pour une petite virée en Loire. En exclusivité. Car seuls de rares visiteurs auront cette chance…

Dès le matin, me voilà donc sur les quais, à guetter l’arrivée de deux superbes gondoles, délicatement déposées sur le fleuve par l’immense grue. Parties en camion de Venise, vendredi soir, elles pénètrent les eaux fraîches de la Loire.

Massimo Rigo n’est pas difficile à convaincre. Quelques mots échangés et l’affaire est conclue?! Le président de l’association “Settemari” me donne rendez-vous à 15 heures.

Chant de gondolier
À l’heure dite, c’est toute la famille Rigo qui m’accueille sur le quai. C’est qu’il en faut des bras pour conduire cette gondole de 16 mètres, la “diesona”.

On m’offre la place d’honneur, assise, à une extrémité. Le père se tient debout, à l’opposé. Sa femme, sa fille et son fils sont répartis dans le bateau. La gondole se met doucement en branle. Tous se balancent au même rythme, dans un mouvement fluide.

L’embarcation file vers le pont Thinat. L’allure accélère. Aucune saccade, le voyage est paisible. Il fait gris et froid mais qu’importe, je savoure le moment. Je m’y crois. Encore plus, quand la famille entonne en chœur « Pope », un chant de gondolier en vénitien.

Déjà le demi-tour. Avant d’accoster, Massimo me propose d’essayer de ramer. Facile, pensez-vous?? Que nenni?! Le geste est très technique puisqu’il faut à la fois tendre les bras, tourner les mains, pencher son corps. Le tout, sans faire tomber la lourde rame…

Après une démonstration et quelques encouragements, je parviens à donner trois coups de rame corrects. « Il faut être le plus naturel possible », conseille mon formateur. Une chose est sûre : je serais recalée au test de gondolière.

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